Scritto storico dell’anarchico Alfredo Cospito

Il seguente contributo storico del compagno anarchico Alfredo Cospito venne scritto nel 2015 per il n2 del giornale anarchico aperiodico Croce Nera Anarchica.

Alle origini del vittimismo

Noi ci impegniamo a liberare monsignor Marco Ussia non appena avremo ottenuto che la chiesa, faccia una dichiarazione a favore della libertà dei prigionieri politici detenuti in Spagna…La nostra azione ha lo scopo di porre la chiesa di fronte alla sua coscienza ed alla sua responsabilità, in questo momento critico per il popolo spagnolo, poiché, dopo 27 anni di dittatura fascista, i democratici spagnoli che reclamano un minimo di libertà di espressione e di associazione riconosciuta dalla carta dei diritti dell’uomo, sono sempre in prigione…”

Rapimento Ussia Roma ,aprile 1967-Gruppo Primo maggio- Sacco e Vanzetti

…La scienza USA al servizio del crimine…colpiamo ad uno ad uno i responsabili del genocidio vietnamita! Johnson se ne frega delle marce della pace, adoperiamo le sue stesse armi: dinamite e sabotaggio!”

Attentato alla ditta statunitense Dow Chemical, Milano 30 marzo 1968-

Gruppo anarchico….(il resto volantino illeggibile perché bruciato)

Condanniamo la chiesa per attività contro la rivoluzione…l’opera criminosa di appoggio al fascismo spagnolo…”

Attentato alla chiesa di San Babila ,Milano,10 giugno 1968-Anarchici

Compagno, distruggi le banche…distruggi le chiese…distruggi le università…assalta i grandi magazzini”

Attentato alla Rinascente, 30 agosto 1968, Milano-Anarchici

Ultima ora: la polizia ha ucciso ancora, due braccianti in Sicilia! È la sua santa missione Popolo Insorgi! Contro l’autoritarismo, contro le leggi, lo stato e la chiesa che santifica il tutto. W l’Anarchia!”

Attentato dinamitardo al Comune di Genova ,3 dicembre 1968

(in solidarietà ai morti di Avola)-Gruppo Rivoluzionario Carlo Cafiero

Compagno lavoratore, nelle banche si trovano le ricchezze…distruggi le banche…Nelle università si trova la cultura scientifica distruggi le università, nelle chiese trovi l’oppressore della ragione…distruggi le chiese. Nei magazzini si trovano i prodotti voluttuari distruggili.”

Secondo attentato Rinascente Milano

15 dicembre 1968-Brigata Anarchica Ravachol

La scienza americana è strumento di asservimento dei popoli….le fantastiche imprese spaziali non sfamano gli sfruttati”

Attentato dinamitardo alla Base Nato Camp Darby Pisa,

3 gennaio 1969-Gruppo Anarchico J. Most

Imputati! Bruciate la toga dei giudici! Fate del tribunale un campo di battaglia….la lotta continua con tutti i mezzi a disposizione contro l’autorità dello stato della chiesa. Saluti”

Attentati dinamitardi al Palazzo di Giustizia e al Ministero della Pubblica Istruzione

Roma 27 e 31 marzo 1969-Associazione Rivoluzionaria Anarchica per la Rivoluzione Sociale

La lettura storica di un certo anarchismo è sempre stata parziale, strumentale e spesso non ha niente da invidiare a quella degli storici ufficiali. Lo scopo di questo scritto è quello di andare alle origini di quel vittimismo che ha ammorbato e continua ad ammorbare il movimento anarchico italiano da più di quaranta anni, dalla strage di piazza Fontana in poi. A rischio di passare per “revisionista”, prima di sviluppare la mia tesi devo specificare alcune questioni. Pur essendo certo che la bomba di Piazza Fontana l’abbia messa lo stato, faccio seguire a questa mia certezza alcune convinzioni “altre”:

-la convinzione che molti degli attentati che la sinistra extra parlamentare di quegli anni fece passare per fascisti erano attentati anarchici con tanto di credibilissime rivendicazioni.

-la convinzione che Giuseppe Pinelli non fosse un pacifista, un non violento, martire della sinistra, santino della democrazia, ma un anarchico rivoluzionario che poco prima di essere ucciso da Calabresi e soci aveva collaborato attivamente e concretamente con un’organizzazione anarchica che praticava la lotta armata con bombe e sequestri di persona in mezza Europa, il Gruppo internazionale anarchico Primo maggio1 diretta emanazione delle FIJL2 e che di conseguenza, come ogni anarchico coerente con quello che faceva, credeva nella violenza rivoluzionaria.

-la convinzione che Gianfranco Bertoli fosse un anarchico individualista -non un fascista, una marionetta o un utile idiota in mano ai servizi “deviati” come molti anarchici senza vergogna ancora oggi sostengono- e che la sua azione rientri perfettamente nella tradizione della propaganda del fatto, del terrorismo individualista anarchico.

Detto questo, messi questi pochi punti fermi, cominciamo il nostro viaggio nel passato, sfatando alcuni miti. La strage di Piazza Fontana non fu per gli anarchici, come molti storici sostengono, “la perdita dell’innocenza” ma la nascita di una nuova figura, un ruolo nuovo accettato per paura della repressione. Un ruolo impregnato di un innocentismo pietoso e strumentale. L’anarchico vittima del sistema, l’anarchico ingenuo fanciullo che gioca alla rivoluzione facilmente a rischio di esser avvicinato da infiltrati, strumentalizzabile da parte del potere. Quasi tutti gli anarchici coscientemente o incoscientemente in quegli anni, poche le eccezioni, indossarono quella casacca. Dopo Piazza Fontana ci fu il dilagare delle legaliste e innocentiste controinchieste in cui la macchietta dell’anarchico bombarolo e sanguinario venne sostituita dall’ancor più demenziale macchietta dell’anarchico vittima inerme e predestinata della violenza statale. In molti, per quieto vivere o per strappare i propri compagni dalla galera stettero al gioco, alcuni si spinsero oltre contribuendo loro stessi a questa nuova tendenza “investigativa” attraverso controinchieste altrettanto legaliste, macchiettistiche e piagnone.

Non si possono comprendere a pieno i fatti tragici di Milano ed il conseguente panico e scompiglio tra le fila anarchiche senza fare un breve accenno alla lenta ma graduale evoluzione che coinvolse una parte del movimento negli anni che vanno dal 1962 al 1969. In tutta Italia in quegli anni gli anarchici d’azione attraversarono un momento di grande vitalità, direi quasi di rinascita. Diversi nuclei e gruppi di affinità molto mobili, di giovani e meno giovani, crebbero nella potenza delle loro azioni, da attentati di bassa intensità col nitrato fino a più potenti attentati con la dinamite. Questa crescita ebbe un’accelerazione grazie all’influenza delle FIJL spagnole e della loro diretta emanazione: il gruppo internazionale Primo Maggio. Questa evoluzione si verificò contemporaneamente in altri paesi europei dando frutti migliori: l’Angry Brigade in Inghilterra, i Ribelli dell’hashish in Germania, i GARI in Francia. In Italia lo shock collettivo della strage di stato interromperà bruscamente quest’evoluzione bloccandone lo sviluppo. Questa strage ed il seguente omicidio di Pinelli furono per il movimento anarchico il “peccato originale” dopo il quale nulla fu più come prima. Da quel momento i “giochi” si fermarono e la tendenza positiva che aveva attraversato il movimento in quegli ultimi anni ebbe una forte, anche se non definitiva, battuta d’arresto.

Sono tante le leggende e le falsità che si sono costruite su quegli anni.

Una delle più dure a morire è quella che vedeva nell’anarchismo della fine degli anni sessanta l’anello più debole del movimento rivoluzionario. Un movimento anarchico colpito dalla repressione e dalla montatura proprio per questa sua ipotetica, intrinseca debolezza e per la facilità con cui poteva esser infiltrato. Un altra falsità (per non dire peggio) riguarda i ruoli pagliacceschi e infanganti che il nostro stesso vittimismo e quello dell’intellighenzia di sinistra affibbiò agli attori di quella tragedia. Pinelli il martire innocente, pacifista “l’anarchia non vuol dire bombe ma giustizia nella libertà”, Valpreda l’anarchico individualista ingenuo e manipolabile che rivendica “a testa alta” la sua innocenza il suo essere tutto chiacchiere “bombe, sangue, anarchia” e niente fatti. Fummo noi anarchici i primi responsabili di tale stravolgimento della realtà. Stravolgimento che nasceva dalla necessità di difendersi da un’accusa ritenuta infamante, una strage che andava a colpire dei poveri cristi qualsiasi, clienti casuali di una banca per gli agricoltori, in maggioranza coltivatori diretti. Questa realtà alternativa venne talmente introiettata dagli anarchici e addirittura dagli stessi attori di quella tragedia che deliberatamente venne cancellato, insabbiato tutto quello che di buono era stato fatto negli anni passati. Il “panico da difesa” diede origine ad un fuggi-fuggi generale e ad un ripiegamento quasi totale, pochissimi in quegli anni gli esempi contrari ma significativi: l’assassinio del commissario Calabresi e la strage alla questura di Milano3 dell’anarchico Bertoli, che pagherà pesantemente le conseguenze della sua azione non solo per i 20 anni e passa di galera ma per la diffamazione continua e l’isolamento quasi completo da parte di un movimento anarchico spaventato e impazzito.

La tesi che voglio sostenere con questo mio articolo è che la cosiddetta “strategia della tensione” fu imbastita nei confronti del movimento anarchico, non perché anello debole ma al contrario perché unico spezzone della “sinistra” rivoluzionaria in quegli anni credibile per imbastire una tale trama. Principalmente per due motivi, perché in quel momento storico il più attivo sul piano delle azioni armate, bombe ed addirittura i precedenti di due sequestri 4 e secondariamente per i suoi contatti internazionali con gruppi come il Primo Maggio e le FIJL che da anni praticavano azioni armate in mezza Europa. Più difficile sarebbe stato imbastire la montatura sui comunisti, all’epoca molto meno attivi sul piano della lotta armata. Non per nulla l’unico comunista che tentarono di coinvolgere nei fatti di piazza Fontana fu Feltrinelli per i suoi contatti con alcuni di questi anarchici in particolare con Corradini e la Vincileone5. Un esempio concreto dei contatti “operativi” dell’editore rivoluzionario con questi anarchici si ebbe quando settimane prima della morte di Guevara in Bolivia attraverso la mediazione di questi due compagni Feltrinelli cerco l’appoggio del Primo Maggio per organizzare in comune azioni in solidarietà con i guerriglieri boliviani. Dopo la morte di Guevara , il Primo Maggio mise in piedi un ondata di attentati coordinati in tutta Europa che non aveva precedenti: 12 novembre 1967 a Bonn tre bombe scoppiarono alle ambasciate di Grecia, Bolivia e Spagna; a Roma all’ambasciata del Venezuela; a Milano all’ufficio del turismo spagnolo; all’Aja all’ ambasciata degli Stati Uniti, in quella Greca e Spagnola; a Madrid in quella degli Stati Uniti; a Ginevra all’ufficio del turismo spagnolo.

Dieci attentati coordinati in un solo giorno, le capacità organizzative degli anarchici in Europa non avevano eguali, tutto merito delle gioventù libertarie e della loro volontà di agire e coordinarsi: questo spiegamento di forze avveniva quando in Italia i GAP di Feltrinelli erano poco più di un’idea e le BR erano ancora ben lontane dal nascere, la loro prima azione sarà nel 1971. Possiamo con certezza dire che il cancro del vittimismo anarchico vide la sua luce il 12 dicembre del 1969 tra le macerie della Banca dell’Agricoltura. Qualche barlume si era già avuto il 25 aprile 1969, sempre a Milano nella giornata della Resistenza, quando al cambio valuta della stazione centrale e alla fiera campionaria, contestata in quei giorni dal movimento studentesco, scoppiarono dei piccoli ordigni incendiari a base di nitrato e benzina. I fumi dell’incendio in stazione mandarono al pronto soccorso per accertamenti una decina di passeggeri che furono subito dimessi, l’altro ordigno quello alla fiera campionaria ruppe un paio di vetrate: tanto innocui che persino la “Rivista Anarchica” del marzo 1971 li definì bombe carta. Gli ordigni erano del tutto simili nell’accensione a quelli anarchici della Rinascente (di cui è citato, all’inizio dell’articolo, uno stralcio della rivendicazione): la solita resistenza elettrica, la solita bottiglia di benzina ed il solito orologio come timer. La volontà degli attentatori non era certo quella di far vittime, alla polizia arrivarono telefonate che annunciavano “l’esplosione” alla stazione, qualche quotidiano parlò anche di una rivendicazione, di volantini trovati sul posto, come già successo nei precedenti attentati anarchici milanesi. I quotidiani fecero un gran parlare di questi “terribili” attentati. Il movimento anarchico milanese mise subito le mani avanti parlando di provocazione e mettendo sullo stesso piano questi attentati considerati fascisti e gli attentati anarchici al Ministero della Pubblica Istruzione ed al Palazzo di giustizia di Roma rivendicati dall’ “Internazionale Anarchica Marius Jacob”. La teoria del complotto, il buttar merda sulle proprie azioni per sfangarla ebbe cosi prima di Piazza Fontana i suoi prodromi. Per quelle misteriose esplosioni furono ritenuti responsabili alcuni compagni che abbiamo già avuto modo di conoscere Giovanni Corradini e Eliane Vincileone, con loro venne arrestato il più giovane Paolo Braschi, più fortunato fu invece Ivo Della Savia che riuscì a sfuggire all’arresto dandosi alla “macchia”. Tutti e quattro questi compagni facevano riferimento al periodico “Materialismo e Libertà”.

Prima di proseguire con la nostra storia ci conviene soffermarci brevemente sul calderone effervescente che era stata la Milano anarchica della fine degli anni sessanta. A Milano in quel periodo di contestazioni e grandi fermenti libertari, tra le tante esperienza di lotta due piccoli gruppi di affinità anarchici mossero i loro primi passi. Il gruppo più “vecchio” faceva riferimento a Ivo Della Savia e Braschi, maggiore esperienza con gli esplosivi, in contatto con Corradini e Vincileone in stretto rapporto con le federazioni giovanili anarchiche di altri paesi con le FIJL ed il Primo Maggio. Del gruppo più giovane, più “casinista” facevano parte Valpreda, Claps, Derrico visti negli ambienti milanesi come “incontrollabili”, con meno esperienza pratica ma uno spirito individualista anarchico molto forte. Si facevano chiamare gli “iconoclasti” e stampavano un foglio “Terra e Libertà” in cui con molta chiarezza esprimevano le loro idee “violentiste”. Verranno coinvolti nella montatura di Piazza Fontana e finiranno consenzienti carne da macello delle varie controinchieste a cui dovranno comunque la libertà. Alla polizia politica milanese procurava maggior preoccupazione il gruppo che a loro dire ruotava intorno ai Corradini. Questa preoccupazione era dovuta soprattutto ai loro contatti internazionali, in un rapporto sulla coppia si poteva leggere: “Almeno fin dal 1962 hanno costituito un centro di attivismo anarchico che ha sempre attratto un certo numero di giovani. In tale ambiente maturò, sebbene non si sia in grado di affermare se e quale parte abbiano avuto i coniugi Corradini, il sequestro del viceconsole Isu Elias”. Presto il movimento dimenticò queste due figure di militanti, forse troppo scomodi per un anarchismo che da quella stagione uscì epurato dal suo stesso interno.

Le organizzazioni specifiche anarchiche FAI-GIA-GAF, dopo l’ondata repressiva seguita a Piazza Fontana cercheranno di attutire i loro contrasti e almeno su una cosa riusciranno a compattarsi: nel considerare come provocazione tutte quelle azioni di un certo rilievo rivendicate nei mesi precedenti dagli anarchici. Una testimonianza importante su quegli anni ce la diede lo stesso Ivo Della Savia che dalla latitanza rilasciò un incredibile intervista al “Corriere Della Sera” in cui raccontò senza alcun pudore, ad un giornalista, la genesi dell’anarchismo d’azione in Italia: “nel 1963 si è assistito alla formazione dei primi gruppi anarchici che cominciano a fare azioni dirette. Per azioni dirette noi intendiamo attentati. Io facevo parte di questi gruppi articolati in modo molto severo. Non esisteva il problema del numero, non ci preoccupavamo, cioè, di essere in molti…l’azione stessa avrebbe operato una selezione chiara…dal 1963 al 1967 si è assistito in Italia alla formazione materiale, all’articolazione, alle premesse per arrivare a una certa situazione, per garantire una maggiore efficacia, un maggior collegamento…La polizia, in questi giorni, si è trovata di fronte a un fatto nuovo, che disorienta: gli anarchici colpiscono con regolarità periodica, e ogni due tre mesi c’è qualcosa che succede nella tranquilla società italiana. Vedi, ad esempio, gli attentati contro il consolato spagnolo a Napoli e il fallito attentato contro lo stesso consolato di Genova[…]”

Questa evoluzione sarà bruscamente interrotta dal complottismo dilagante che farà seguito alla stage. L’apice del “piangersi addosso” verrà raggiunto dopo l’omicidio di Pinelli con lo stravolgimento in chiave vittimistica pacifista e democratica che il movimento nella sua grande maggioranza fece della figura di questo compagno: decine di congetture, milioni di fogli processuali avvallanti le teorie più astruse su complotti internazionali, trame nere, trame rosse, opposti estremismi, CIA, KGB, servizi segreti “deviati”. Da tutte quelle scartoffie processuali e delle conseguenti e parallele controinchieste nacque una nuova “scienza” che avrà nell’anarchismo d’azione una delle sue vittime più illustri. In nome di questa “scienza”, denominata “strategia della tensione”, ad ogni petardo o bomba negli anni a seguire arrivò regolare come un cronometro l’accusa di provocazione. Ogni volta che un gruppo anarchico colpisce, ancora oggi capita che le mummie dell’immobilismo “rivoluzionario” ricaccino fuori questa usatissima e utilissima teoria contro quanti si permettano di trasformare in fatti ciò di cui in mille blaterano. L’anarchismo italiano degli inizi degli anni settanta sarà fortemente caratterizzato dalla campagna per la liberazione di Valpreda. Una campagna tutta incentrata sul legalismo, che verterà quasi esclusivamente sulla difesa processuale e sulla ricerca del consenso pietoso dell’opinione pubblica democratica.

La ciliegina sulla torta di tale campagna fu la candidatura nelle liste del “Manifesto” dell’ “illegalista” Valpreda, tentativo oltretutto fallito, non verrà eletto. Chi usciva da quei binari legalitari veniva automaticamente accusato di provocazione e linciato ideologicamente.

Al di fuori del “bel paese” i compagni/e che avevano collaborato con Pinelli e la sua “Croce Nera” 6, federazioni giovanili, FIJL, Primo Maggio, Black Cross inglese erano confusi e frastornati. Le notizie che ricevevano dall’Italia erano contraddittorie, il movimento italiano era totalmente in balia della caccia all’infiltrato, sembrava che non ci si potesse più fidare di nessuno, totalmente in panico, gli anarchici italiani vedevano agenti segreti e provocazioni ad ogni angolo di strada. Un esempio illuminante di questa paranoia diffusa e contagiosa ce la fornisce Octavio Alberola, uno dei fondatori del gruppo Primo Maggio che, nel libro “El anarquismo espanol y la accion revolucionaria, 1961-1974” scritto nel 1975 a due mani con Ariane Gransac, quando inizia ad elencare le azioni verificatesi in quegli anni si blocca confessando che da una certa data in poi non si sarebbe pronunciato sull’Italia per colpa delle provocazioni e montature in atto in quel paese, che rendevano poco credibili le azioni verificatesi in quel lasso di tempo. Questi dubbi di Alberola sono indicativi della confusione e del panico che regnavano negli ambienti anarchici italiani, che nella stragrande maggioranza si trovarono impreparati davanti a questi tragici eventi non riuscendo a dare una risposta collettiva altrettanto aggressiva quanto la violenza e repressione che li aveva colpiti. In quel momento il movimento italiano trasmise a quelli degli altri paesi europei solo scoramento, vittimismo e dubbi, questo quando tra federazioni giovanili francesi, spagnole, svizzere, inglesi, italiane si erano instaurati contatti solidi che avevano già dato i primi frutti concreti, tra l’altro mettendo in difficoltà i vecchi immobilisti dell’anarchismo europeo, la faista Montsenyper esempio si diede molto da fare per frenare questi nuovi fermenti.

Il 9 settembre 1970 le federazioni giovanili ed il Primo Maggio in ricordo del loro compagno Pinelli fecero scoppiare degli ordigni simultaneamente a Parigi, Londra, Manchester e Birmingham contro edifici di rappresentanza italiani. Fu l’unica azione di un certo spessore fatta in Europa per Pinelli. La responsabilità di questa scarsa solidarietà rivoluzionaria fu dovuta alla linea difensiva legalista che i compagni stavano portando avanti in Italia.

Perché qualcuno fuori dai confini italiani si ricordi anche di Valpreda bisognerà aspettare il febbraio del 1972 quando una bomba in sua solidarietà scoppiò all’ambasciata italiana di Bruxelles. In Italia le cose non andarono tanto diversamente, furono poche le azioni di rilievo da inquadrare come reazione ai fatti di Piazza Fontana che usciranno dai binari della protesta simbolica civile. Poche azioni ma significative, il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi, maggiore responsabile della morte di Pinelli venne ucciso sotto casa da sconosciuti. Anche in quel caso scattò lo sdegno di una parte del movimento: incredibilmente anche molti anarchici, Valpreda incluso, urlarono allo scandalo. In mancanza di un responsabile da infamare si scagliarono contro l’azione delirando di “complotti” e di una fantomatica utilità da parte del potere a far sparire un testimone scomodo. Senza ritegno si tentò di insozzare un azione esemplare, lucida, chirurgica.

L’operazione denigratoria non riuscì, il movimento tutto si galvanizzò, Lotta Continua esaltò il gesto vendicatore, alcuni suoi ex militanti decenni dopo pagheranno caro con la galera il loro antico entusiasmo. Da quella data gli storici faranno partire i cosi detti “anni di piombo”. Esattamente un anno dopo, il 17 maggio 1973 davanti alla questura milanese appena finita l’inaugurazione di una lapide a Calabresi, l’anarchico individualista Gianfranco Bertoli lanciò una bomba a mano facendo svariati morti e feriti.

Il compagno, una volta catturato, rivendicò con orgoglio il suo essere anarchico individualista e spiegò il suo gesto come una vendetta per l’omicidio di Pinelli: lapidato pubblicamente da tutto il movimento anarchico, le anime belle della “Rivoluzione” lo fecero immediatamente passare per fascista a libro paga dei servizi segreti deviati. Tra le pochissime eccezioni il Ponte della Ghisolfa circolo anarchico milanese che pur dissociandosi dal “folle” (sic.) gesto lo riconobbe come un compagno, che sbagliava, ma pur sempre un compagno. Molti anni dopo convinti da un magistrato democratico cambieranno idea, ma questa è un altra storia, molto sgradevole che non mi va di raccontare, una brutta storia fatta di strumentalizzazioni e convenienze politiche8.

Fatemi concludere con una riflessione, secondo me il significato profondo di cosa sono stati quegli anni per gli anarchici è reso molto bene dalle letture opposte e falsate che lo stesso movimento fece delle due figure a mio parere più emblematiche di quella stagione Pinelli e Bertoli, vittima e carnefice:

Pinelli: martire dell’anarchia, buon padre di famiglia, lavoratore, proletario cosciente, non violento convinto.

Bertoli : fascista, pazzo, provocatore, agente dei servizi, sottoproletario drogato, violento, ladro.

Non fu la stampa borghese a rappresentarli cosi ma i nostri stessi giornali, “Umanità Nova” in primis. Ci dicono molto queste due maschere di cosa era diventato il movimento anarchico italiano dopo il panico seguito alla bomba di Piazza Fontana. Ci parlano di un declino, del retrocedere davanti alla repressione. Pagheremo caro quelle paure, quella mancanza di coraggio con uno stallo che si prolungherà nel tempo. Voi vi chiederete perché rimestare in queste vecchie storie? Io sono convinto che se non si sciolgono certi nodi del passato, rischiamo di ricadere in continuazione negli stessi errori.

Ancora più convinto che la risposta alla repressione è il campo principale dove ogni movimento rivoluzionario gioca la sua partita più importante, quella della propria credibilità. Troppo spesso ad azioni repressive si è risposto retrocedendo esclusivamente sul piano processuale, limitandosi a gridare alla montatura, rivendicando la propria colpevole innocenza, chiedendo di fatto giustizia ai tribunali affidandosi unicamente agli avvocati. Per questo credo che rivisitare criticamente la nostra storia possa aiutarci a sciogliere questi nodi ad andare avanti più spediti.

“Nulla di bello e nuovo può venir scritto su vecchie e sporche pagine” CCF

ALFREDO COSPITO

Cronologia:

29 settembre 1962: sequestro viceconsole spagnolo Isu Elias a Milano. Anarchici.

6 marzo 1963: attentati all’Ufficio della compagnia aerea Iberia e al Consiglio superiore di Investigazione Scientifica Spagnolo a Roma, in contemporanea bomba al Ministero della Tecnologia a Madrid, con rivendicazione CIL( emanazione della Defensa Interior ).Anarchici.

27 novembre 1964 :due molotov distruggono Seminario Opus Dei Roma. Anarchici.

17 dicembre 1964: bombe incendiarie dentro al Vaticano ed all’Università Pontificia Anarchici.

2 gennaio 1965 bomba al consolato spagnolo a Napoli. Anarchici.

25 aprile 1965 bomba negli uffici compagnia aerea spagnola Iberia a Milano. Anarchici.

31 aprile 1966 sequestro monsignor Ussia. Gruppo Primo Maggio ,Sacco e Vanzetti.

26 maggio 1968 bomba incendiaria concessionaria Citroen a Milano. Gruppo Anarchico Internazionale.

16 giugno 1968: bomba incendiaria contro Banca d’Italia a Milano, a firma “Anarchici”.

23 luglio 1968: bomba incendiaria Biblioteca Ambrosiana Milano. Anarchici.

20 agosto 1968: bomba al Palazzo del Cinema, a Venezia, rivendicato dal Gruppo Anarchico M.Nettlau.

23 agosto 1968: bombe inesplose al Duomo, chiese di San Babila e Sant’ Ambrogio , rivendicate da “ Anarchici”.

25 agosto 1968: bomba contro sede commerciale urbana a Milano. Anarchici.

31 agosto 1968: attentato incendiario fallito alla Rinascente, a firma Gruppo Anarchico Ravachol.

31 agosto- 4 settembre 1968:durante la conferenza internazionale anarchica a Carrara nasce la Croce nera internazionale ,Giuseppe Pinelli assume la responsabilità della sezione italiana.

3 dicembre 1968: bomba ufficio comunale di Genova a firma Gruppo Anarchico Carlo Cafiero.

23-24 dicembre 1968 Milano secondo attentato alla Rinascente, a firma Gruppo Anarchico Ravachol.

25 dicembre 1968 : bomba al tritolo al Tribunale di Livorno ,a firma Gruppo Anarchico Giustizia del Popolo.

3 gennaio 1969: attentato alla Base Nato Camp Darby a Pisa, a firma Gruppo Anarchico J.Most.

12 novembre 1967: Roma, bomba all’ ambasciata del Venezuela a Milano ,bomba ufficio del turismo spagnolo in contemporanea altri attentati Ginevra e Bonn rivendicato Primo Maggio e Movimento Solidarietà Rivoluzionaria Internazionale.

3 marzo 1968 :Torino, bomba al consolato Americano in contemporanea altre bombe a L’ Aja e Londra, rivendicate dal Gruppo Primo Maggio e dal Movimento Solidarietà Rivoluzionaria Internazionale.

19 gennaio 1969 Milano bomba a caserma di Polizia. Anarchici.

26 gennaio 1969 Milano bomba all’ Ufficio Turistico spagnolo, a firma Gruppo Anarchico Barcellona 39.

gennaio 1969 Torino bomba davanti chiesa S.Cristina a firma Gruppo Azione Diretta.

8 marzo 1969 Vercelli- attentato contro questura, arrestati anarchici.

27 marzo 1969 Roma -tritolo Ministero Pubblica Istruzione, a firma Internazionale Anarchica Gruppo Marius Jacob.

31 marzo 1969 Roma- tritolo Palazzo di Giustizia, a firma Internazionale Anarchica- Gruppo Marius Jacob.

3 aprile 1969 Torino- bomba al Monumento al carabiniere, a firma Anarchici.

25 aprile 1969 Milano – bombe allo stand Fiat e Fiera Campionaria ed all’ ufficio cambio della Stazione Centrale.

1-2-3 maggio 1969: Milano- arresto degli anarchici Paolo Faccioli, Paolo Braschi, Ivo Della Savia (latitante), Eliane Vincileone, Giovanni Corradini: tutti accusati delle bombe del 25 aprile.

7 dicembre 1969: scarcerati Corradini e Vincileone

12 dicembre 1969: strage Piazza Fontana.

15 dicembre 1969: Ucciso Pinelli

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Note

1-La data di nascita del Grupo Primero de Majo (gruppo Primo maggio) la si può far risalire al 1° maggio del 1966, quando fu sequestrato, a Roma, monsignor Marcos Ussia. Saranno i giornalisti a “battezzare” il gruppo in quel modo. Ad organizzare il sequestro, con l’appoggio di alcuni anarchici italiani, furono militanti delle Fijl e della CNT, tra di loro Octavio Alberola, una delle menti migliori della DI (Defensa Interior) organo che il Movimento libertario Iberico (che univa Fai, Cnt, Fijl) si era dato per combattere armi in pugno, il franchismo. Dopo lo scioglimento della DI, provocato dal sabotaggio interno portato avanti dalla corrente degli “immobilisti” della Fai e Cnt, rimase la sola Fijl a contrastare ,armi in pugno, il franchismo. Il gruppo Primo maggio fu uno degli strumenti che l’anarchismo si diede per continuare la lotta.

2 -La Fijl (Federación Ibérica de Juventudes Libertarias (FIJL) ) era stata fondata nel 1932 come organizzazione giovanile anarchica, migliaia di suoi militanti parteciparono alla guerra civile spagnola nel 1936. Nella resistenza antifranchista successiva si trasformò nella componente più vitale dell’anarchismo iberico.

3-L’ anarchico Gianfranco Bertoli, il 17 maggio 1973( giorno della prima commemorazione dell’ omicidio del commissario Calabresi, con l’inaugurazione di una lapide nel cortile della questura milanese di via Fatebenefratelli) lanciò una bomba a mano sul portone della questura che, deviata con un calcio da un poliziotto secondo quanto dichiarò lo stesso Bertoli, costò la vita a quattro persone. Nelle sue intenzioni voleva colpire le autorità presenti alla manifestazione, per vendicarsi della morte di Pinelli.

Condannato all’ergastolo ed uscito in semilibertà dopo 21 anni di carcere, per tutta la vita ha ribadito il suo essere anarchico individualista e le motivazioni del suo gesto, ricusando le accuse di essere fascista, manovrato dai Servizi Segreti, che gli vennero fatte sia dalla magistratura e dai media, che da parte del movimento anarchico stesso.

4-In Italia, prima delle Br, furono gli anarchici ad usare il sequestro di persona come mezzo di pressione politica.

Il 29 settembre 1962 alcuni giovani anarchici, in maniera piuttosto improvvisata, sequestrarono a Milano il viceconsole spagnolo Isu Elias, per richiedere la commutazione della condanna a morte in Spagna per un loro compagno delle Fijl, destinato alla garrota. L’obiettivo fu raggiunto: al giovane anarchico venne risparmiata la vita.

Il primo maggio del 1966 venne invece sequestrato il consigliere spagnolo all’ ambasciata di Roma, monsignor Marcos Ussia(vedi nota 1).

5-Eliane Vincileone e Giovanni Corradini, redattori di Materialismo e Libertà, edito nel 1963 come “periodico di azione e studi libertari”, di cui usciranno solo tre numeri. Entrambi avevano contatti a livello internazionale con la Fijl ed altri militanti anarchici. Vennero arrestati per le bombe alla Fiera Campionaria del 25 aprile e scarcerati il 7 dicembre 1969, per mancanza di prove.

La coppia aveva legami di amicizia con l’editore Giangiacomo Feltrinelli, ed il loro nome comparirà più volte nelle indagini e fascicoli informativi di quegli anni. La Vincileone era tra gli anarchici in stato di fermo nella questura di Milano quando venne ucciso Pinelli.

6-La Croce Nera Anarchica nacque in Italia, a Milano, nei primi mesi del 1969, anche per merito dei Gruppi anarchici federati. Allo scopo di sostenere i prigionieri anarchici. Tra i più importanti promotori dell’iniziativa ci fu Giuseppe Pinelli. Le sezione italiana pubblicò anche un bollettino, di cui usciranno 9 numeri dal giugno 1969 all’aprile 1971.

7-Federica Montseny (1905 ,Madrid-1994 Tolosa) inizia la militanza nella CNT al fianco dei genitori, anarchici catalani , fondatori de «La Revista Blanca» nel 1898.

Nel 1936, è presente nel comitato regionale della CNT e nel comitato peninsulare della Federazione Anarchica Iberica, collaborando alla stesura di un programma comunista anarchico. Dopo lo scoppio della rivoluzione nel luglio del ’36, partecipa alle lotte contro i golpisti di Francisco Franco. Il 4 novembre 1936 diventa uno dei 4 ministri, per la CNT, nel nuovo governo presieduto da Largo Caballero: Juan Garcia Oliver alla giustizia, Juan Peiro all’industria, Juan Lopez Sanchez al commercio e, appunto, la Montseny alla sanità.

Alla fine della rivoluzione, con il suo compagno Germinal Esgleas, è costretta all’esilio in Francia, arrestata e rilasciata dal governo di Vichy, riesce ad evitare l’estradizione in Spagna, diventando uno dei rappresentanti principali della Cnt in esilio, e della componente” immobilista” tra gli anarchici iberici.

8-a tal proposito cfr. CARTEGGIO 1998-2000 di Gianfranco Bertoli – Alfredo M. Bonanno, 2003, Edizioni Anarchismo

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